Non ne volevo parlare. Un delitto così efferato che mi ha strozzato le parole in gola. E poi stamattina vedo la foto che ha pubblicato Nicola Carmignani su Facebook ed ho capito che certe parole si devono dire, perché sono importanti e che altre parole non si possono neanche lontanamente ipotizzare di leggere su un giornale:

e per gradire nella capitale arrostiscono una ragazza di 22 anni.

Ripetiamolo ad alta voce:

e per gradire nella capitale arrostiscono una ragazza di 22 anni.

A Libero evidentemente “gradiscono” ( o presumibilmente ipotizzano che i loro lettori gradiscano) una morte atroce di una ragazza di 22 anni bruciata viva da un ex fidanzato. A Libero evidentemente i corpi umani è lecito accostarli alla parola “arrostiscono”, visto che il cadavere era semicarbonizzato quando trovato dalla madre uscita per cercarla. Ma riuscite, neanche lontanamente a comprendere il significato di queste parole? Una madre, che trova il cadavere della figlia, mentre sta bruciando.
Le parole sono importanti, sono plasmate dal nostro vissuto e rispecchiano quello che siamo stati e saremo.  Ecco perché usiamo ancora una parola così brutta come femminicidio, perchè non è bastato il tributo di sangue versato nei secoli passati e nel presente. Continueremo ad assistere ad altre Sara, Fabiana, Michela? Ma quando saremo libere di mettere fine ad una relazione senza essere uccise? Ma l’avete fatta una riflessione su questa FOLLIA?

31Maggio_LiberoIo non le trovo, ma voi di Libero che per mestiere scegliete con quali parole presentare la cronaca, dovreste VERGOGNARVI. Perché se là fuori ci sono uomini che ancora pensano di possedere oggetti e non donne, oltre alle colpe personali, delle famiglie, della scuola, della società tutta, ci siete anche voi con il vostro tollerare una copertina del genere. Insieme a tutti gli indifferenti che non si sono fermati alla richiesta di aiuto di Sara, insieme a tutti quanti non si sono fermati a riflettere sulla gravità della cosa derubricandola a delitto passionale (come se la passione lo rendesse meno atroce), insieme a tutti noi quando tolleriamo che una donna, non possa scegliere di fare quel che gli pare, sentimentalmente parlando, al pari di uomo.

Stasera, quando tornate a casa, guardate le vostre mogli, madri, figlie, e chiedetelo a loro se “gradiscono” la prima pagina del vostro giornale (consultabile qui)

Roma_Femminicidio

PS: la foto di questo post l’ho scattata la settimana scorsa a Roma, nel quartiere San Lorenzo.
E’ un murales dedicato alle vittime di femminicidio.

Per riflettere (se avete altro da segnalare è benvenuto):
-le parole di Anna Le Rose “Viola, e la sua storia lenta
-la foto di Nunzia Cillo 
-l’ottima analisi di Michela Murgia


2 commenti

Nicole · Giugno 3, 2016 alle 8:03 am

Grazie per questo post Francesca. Se ti può interessare ho trovato ottima l’analisi che Michela Murgia ha postato su Facebook sulle cause sociali, educative e culturali del femminicidio.
Ps grazie anche per aver pubblicato la foto del murales di San Lorenzo..è il quartiere in cui abito al momento 🙂

    Francesca Florence · Giugno 3, 2016 alle 8:27 pm

    @Nicole grazie due volte per il tuo commento, mi era capitato di leggere al volo l’analisi di Michela Murgia salvo poi “resettare” il nome dell’autrice dalla mia memoria, mi stavo scervellando da due giorni. Chissà magari ci siamo incrociate senza saperlo a San Lorenzo 🙂

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