Non siete Stato voi. Non sono stata io.

Il mio cuore non la regge tutta questa cattiveria, disumana. Trovate conforto nell’augurare morte, stupri, annegamenti, nell’invocare sofferenze ad una parte di umanità che ha avuto la sfortuna di nascere nel posto sbagliato. Non vi fermate davanti a donne, bambini, ragazzi, vecchi. Non vi fermate davanti al degrado, al dolore, alla morte. Non vi fermate davanti a nulla.

Ogni giorno notizie talmente assurde per essere vere, come quella delle bambole di colore/strumenti musicali/oggetti di altre culture vietati, o talmente medioevali (con grande rispetto per il Medioevo, a questo punto a torto bistrattato se invece in piena era tecnologica partoriamo queste robe così assurde: almeno in quel periodo storico lì la gente non aveva una istruzione) da essere imbarazzanti. E’ un lento stillicidio di notizie razziste, omofobe, retrograde, finte, acide, strumentalizzate. Crudeli. Ormai davanti al tribunale dei social è lecito dare in pasto la foto di tre ragazze minorenni ai commenti depravati degli “italiani brava gente”,  quegli italiani che magari li incontri per strada e neanche riescono a sostenere il tuo sguardo ma dietro ad una tastiera, cavolo, diventano leoni, ed hanno sempre bisogno di ricordare che cosa ti farebbero in quanto donna, in quanto oggetto da umiliare.

Ma cosa importa, in fondo la colpa è (a scelta, a turno) di neri/immigrati/donne/omosessuali.  Dipende solo da loro se le cose nella vostra vita non vanno: è così comodo avere un nemico sempre pronto a cui addossare le colpe di tutto: uno può scegliere un problema a caso, et voilà, senza ragionarci troppo ecco che abbiamo una rosa di possibili colpevoli. Facile, veloce, indolore per chi lo pensa: non ci si deve scervellare a pensare come lo scenario attuale dipenda da innumerevoli fattori quali la globalizzazione, l’economia, il capitalismo ecc ecc, cioè perché movimentare tutti quei neuroni quando posso scegliere un bel colpevole facile facile? Neanche mezzo neurone, quasi un arco riflesso senza coinvolgere il cervello.

Credevamo che la rete internet ci avrebbe permesso di sviluppare il potenziale incredibile che l’uomo ha, ci avrebbe permesso di collegare tante menti insieme per creare qualcosa di meraviglioso. E invece che cosa ne abbiamo fatto? Che cosa NE AVETE FATTO, perché io non ci sto ad essere accomunata a questo parlare con odio, discriminando, con estrema cattiveria, fino a smettere del tutto di provare pietà.  Io non ci sto, e lo grido: VERGOGNATEVI per tutte le parole crudeli che avete pensato, proferito, scritto sui social o commentato nei vostri gruppi di whatsapp, dove bellamente fate girare meme di infima qualità conditi di fake news, che qualcuno vi sta servendo per darvi un colpevole costruito ad arte, mentre tutto intorno i diritti vengono calpestati, i servizi diventano sempre più appannaggio di chi può permetterseli e le disuguaglianze sociali continuano a crescere a dismisura. Ma non ve ne accorgete, concentrati come siete su “l’uomo nero e cattivo”.

Ho pensato seriamente di cancellare le mie identità online, sopraffatta da questa ondata di cattiveria. E’ stata una lunga e difficile riflessione, quella che mi ha portato a capire che non sarebbe stata una buona idea: ognuno di noi è chiamato ad avere una parte nella società civile, ognuno nella misura in cui può contribuire, e forse “presidiare” i luoghi social (in realtà, diciamocelo chiaramente, non sono i social, ma IL social: il motore di questi pensieri è nelle logiche di Facebook, e si propaga mediante la sua estensione whatsapp; twitter con tutti quegli utenti finti non ha un reale impatto nelle conversazioni della gente) e non lasciarli nelle mani degli odiatori di professione, cercare di instaurare un dialogo con le persone, diffondere messaggi positivi e di uguaglianza può essere l’unico vero motivo per restare. Fare attività costante di debunking (significa smascherare le bufale). Vale anche per la vita offline, nelle azioni che compiamo ogni giorno e nelle discussioni che facciamo: non lasciamo spazio alla discriminazione, al Medioevo, alla cattiveria, all’odio, alle notizie pre-confezionate per il pregiudizio.

E’ ancora presto per i buoni propositi per il nuovo anno, ma siccome dubito che Babbo Natale vi faccia dono di umanità, empatia, amore, capacità di valorizzare le differenze e non demonizzarle, io ho già deciso quale saranno i miei: nella mia quotidianità lavorerò ogni giorno per favorire il dialogo, la comprensione, contrastando l’odio online e offline, cercherò di diffondere messaggi di pace e di stimolare il pensiero critico delle persone che incontro. Ed anche se continuerà a farmi male leggere tutte queste cattiverie, non arretrerò neanche di un passo.

Mentre scrivevo questo post ho ascoltato in loop:

  • Non siete Stato voi di Caparezza

“(..) Non siete Stato voi che
Trascinate la nazione dentro il buio
Ma vi divertite a fare i luminari
Non siete Stato voi che siete uomini di polso
Forse perché circondati da una manica di idioti
Non siete Stato voi che sventolate il tricolore
Come in curva e tanto basta per sentirvi patrioti
Non siete Stato voi né il vostro parlamento
Di idolatri pronti a tutto per ricevere un’udienza
Non siete Stato voi che comprate voti con la propaganda
Ma non ne pagate mai la conseguenza
Non siete Stato voi che stringete tra le dita
Il rosario dei sondaggi sperando che vi rinfranchi
Non siete Stato voi che risolvete il dramma dei disoccupati
Andando nei salotti a fare i saltimbanchi
Non siete Stato voi (voi voi voi)”

  • Quelli che benpensano di Frankie HI-NRG

“(…)Ognun per se, Dio per se, mani che si stringono tra I banchi delle chiese alla domenica
mani ipocrite, mani che fan cose che non si raccontano
Altrimenti le altre mani chissà cosa pensano, si scandalizzano
Mani che poi firman petizioni per lo sgombero,
Mani lisce come olio di ricino,
Mani che brandisco manganelli, che farciscono gioielli,
che si alzano alle spalle dei fratelli.
Quelli che la notte non si può girare più,
quelli che vanno a mignotte mentre i figli guardan la TV,
Che fanno i boss, che compra class,
che son sofisticati da chiamare i NAS, incubi di Plastica
Che vorrebbero dar fuoco ad ogni zingara
Ma l’unica che accendono è quella che da loro l’elemosina ogni sera,
Quando mi nascondo sulla faccia oscura della loro luna nera”

Se non le conoscete, è il caso che andiate ad ascoltarle: